HIV in Europa. L’epidemia è fuori controllo

Enrico Tagliaferri

“Dopo 30 anni dall’inizio dell’epidemia e a differenza di quello che succede nel resto del mondo, l’infezione da HIV n Europa è fuori controllo”. (OMS)

Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) le nuove infezioni da HIV in Europa nel 2010 sono state 118.000, in aumento rispetto agli anni precedenti. È un dato in controtendenza rispetto alle altre regioni del mondo dove l’epidemia si sta stabilizzando.

Globalmente infatti , nel 2010 le nuove infezioni sono calate del 15% rispetto al 1997, anno del picco dell’epidemia; le morti per AIDS del 22% rispetto al 2005, anno di picco delle morti. Questi successi sono attribuibili alle campagne di prevenzione e ai servizi di diagnosi e cura, oggi più accessibili anche se non ancora per tutti coloro che ne avrebbero bisogno e diritto. Nel 2010 nel mondo le nuove infezioni  sono state 2,7 milioni e le morti per AIDS 1,8 milioni: il numero di persone infette aumenta e l’HIV va trasformandosi in malattia cronica.

Figura 1. Persone viventi con infezione da HIV. Europa Orientale e Asia Centrale. 1990-2010

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Figura 2. Nuove infezioni da HIV. Europa Orientale e Asia Centrale. 1990-2010

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Figura 3. Morti per AIDS. Europa Orientale e Asia Centrale. 1990-2010

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Nell’Unione Europea  i paesi con il tasso di nuove infezioni più elevato sono Estonia, Lettonia e Regno Unito e il paese con il più alto numero assoluto di nuove infezioni il Regno Unito. Considerando l’Europa allargata della regione OMS, il 90% delle nuove infezioni si è verificato in Russia ed Ucraina che hanno anche i tassi più alti. Si stima che in Russia ed Ucraina un adulto su 100 sia infetto da HIV. In Italia le nuove infezioni sarebbero leggermente diminuite passando da 8,7 per 100.000 nel 2004 a 5,9 per 100.000 nel 2010.

Anche riguardo alla modalità di trasmissione esistono differenze geografiche: in Europa Occidentale la modalità omosessuale è ancora la principale, seguita dall’eterosessuale,  e molte nuove diagnosi avvengono nel gruppo degli immigrati da paesi ad alta endemia; in Europa Orientale la principale via di trasmissione è eterosessuale seguita dallo scambio di siringhe tra tossicodipendenti.

Circa la metà delle persone infette non sarebbe a conoscenza del proprio stato, con maggior rischio di trasmettere l’infezione sviluppare complicanze.

La metà dei casi aveva già un’infezione in fase avanzata al momento della diagnosi, caratterizzata da una grave compromissione del sistema immunitario. Il numero di casi di AIDS, cioè complicati da particolari tumori  e infezioni gravi , è in diminuzione nell’Europa Occidentale, ma in aumento in Europa Orientale.

Purtroppo anche nel caso di una patologia così importante i dati epidemiologici dei vari paesi europei sono spesso lacunosi, raccolti con sistemi diversi, inviati in ritardo e incompleti. Migliorare il sistema di raccolta ed elaborazione dei dati è quindi una delle cose più importanti da fare.

Dopo l’allarme degli anni ’90, l’HIV è diventato un problema minore in Italia e negli altri paesi ricchi,da ricordare l’1 dicembre, il giorno dedicato. Probabilmente anche i grandi risultati ottenuti dalla terapia hanno indotto a non considerarlo più come una cosa così terribile. Si deve sensibilizzare l’opinione pubblica aumentando l’attenzione dei media, delle istituzioni e delle scuole, con messaggi chiari. L’educazione sanitaria si deve basare su evidenza scientifica, non sulle ideologie. Il fatto che nel giorno dedicato all’HIV l’attenzione dei media italiani si sia concentrata su una presunta direttiva ministeriale, poi sconfessata, che vietava l’uso della parola profilattico nelle trasmissioni RAI, la dice lunga.

Devono essere messi in atti programmi di prevenzione specificamente mirati ai comportamenti a rischio, ad esempio politiche di riduzione del danno per i tossicodipendenti .

Sul fronte della diagnosi deve essere semplificato l’accesso al test, ad esempio passando da una strategia opt in ad una opt out: il paziente che accede ad un servizio può essere sottoposto al test a meno che non si dichiari indisponibile, non viceversa. In proposito, una revisione di questa e di altre parti dell’obsoleta legge 135 del 1990 sarebbe auspicabile. Il test potrebbe essere effettuato di routine a tutti i pazienti che accedono per la prima volta ad alcuni servizi, ad esempio il medico di famiglia. Nuovi casi dovrebbero essere attivamente ricercati nelle carceri, nei luoghi di prostituzione e dove si concentrano persone con comportamenti a rischio o provenienti da paesi ad alta endemia.

Per quanto riguarda l’accessibilità dei servizi, le recenti riforme dei sistemi sanitari di alcuni paesi dell’ex blocco sovietico sembrano andare in senso contrario, visto che hanno indotto diseguaglianze nell’accesso a danno dei gruppi più poveri della popolazione[1]. Il sistema sanitario russo, che pure ha ricevuto molti finanziamenti negli anni recenti, ancor più che negli altri paesi europei, è sbilanciato a favore dei servizi di cura ambulatoriali e soprattutto ospedalieri rispetto ai servizi di prevenzione[2].

Prevenzione e diagnosi precoce sono anche strategie per risparmiare risorse, in un contesto generale di crisi finanziaria e riduzione dei fondi per l’assistenza sanitaria. Se si considera che in Italia meno dell’1% della spesa sanitaria è dedicato a interventi di prevenzione e sanità pubblica, merita riflettere[3].

Risorse

European Centre for Disease Prevention and Control/WHO Regional
Office for Europe. HIV/AIDS Surveillance in Europe. [PDF: 7 Mb]. Stockholm:
European Centre for Disease Prevention and Control; 2011

WHO. The Progress Report 2011: global HIV/AIDS response. Geneva: WHO, 2011

Bibliografia

  1. Guarducci S. Europa Centro-Orientale. Il caso Estonia. Saluteinternazionale.info, 19.02.2009.
  2. Womack H. Russia’s next president needs to tackle health reforms. The Lancet 2008; 371
  3. De Waure C. Spesa sanitaria dei paesi OCSE: trend e riflessioni. Saluteinternazionale.info, 29.04.2010.

5 commenti

  1. Mi pare un articolo confuso e mal fatto. Usare i termini amministrativi di Europa dell’OMS per descrivere la situazione e sostenere che, in blocco, la situazione sta peggiorando non aiuta a capire la realtà del problema ed induce a considerazioni fuorvianti.

    Mi pare , anche , che la diminuzione in Italia dele nuove infezioni dall’ 8,7 per 100.000 nel 2004 a 5,9 per 100.000 nel 2010 sia un risultato per niente disprezzabile.

    Questa malattia è stata oggetto delle campagne mediatiche e lobbiste più catastrofiste della storia della medicina.
    E’ opportuno ricordarselo.

    massimo valsecchi

  2. Due riflessioni. La prima sulla prevenzione. Sempre più spesso mi capita di comunicare la diagnosi di infezione da HIV nel centro dedicato di Roma in cui lavoro a uomini che hanno rapporti con uomini, sotto i 30 anni, che verosimilmente l’hanno contratta attraverso contatti oro-genitali non protetti. E’ estremamente diffuso, a quanto mi consta, un atteggiamento minimizzante riguardo questa via di trasmissione da tempo ritenuta efficace. Le campagne preventive non si realizzano più, nelle ultime mai si è toccato questo aspetto.
    Riguardo alla necessità di promuovere il test per avere diagnosi tempestive, si tralascia, a mio avviso, il tema dei minori che non possono effettuare il test se non con il consenso dei genitori o con l’intervento di un giudice tutelare. Nella mia esperienza quel che si ottiene è far scappare chi invece si è dimostrato consapevole. I giovani rischiano e si infettano, ma non possono sottoporsi al test autonomamente. Negli USA, le linee guida sul test dei CDC raccomandano che a chiunque tra i 13 e i 64 anni effettui un prelievo di sangue venga aggiunto di routine il test HIV, a meno che non venga espresso un rifiuto esplicito. Inoltre, sono numerosi gli stati della federazione ad avere normative che esplicitamente consentono il test ai minori senza il consenso dei genitori, addirittura a partire dai 12 anni. E in sette di essi è prevista anche la possibilità di effettuare il trattamento antiretrovirale con il solo consenso del minore. Grazie per l’ospitalità

  3. Caro Massimo,
    rispondo come editor per sostenere la correttezza del post di Enrico Tagliaferri.
    Abbiamo usato lo stesso titolo utilizzato dal BMJ “HIV epidemic in Europe is not under control, WHO says” (BMJ 2011;343:d7848 (Published 05 December 2011).
    Mi pare inoltre che il post evidenzi chiaramente che il problema risiede in Europa Orientale (Russia, Ukraina, Estonia), fornendo i (discreti, ma non eccellenti) dati italiani che hai ricordato.
    Gavino

  4. C’è una differenza rilevante tra l’andamento dell’epidemia in Europa Orientale e Occidentale e se nel post non è espressa chiaramente mi spiace.
    Mi pare comunque che anche in Europa Occidentale, e anche in Italia, l’infezione continui a diffondersi ad un ritmo inaccetabile, soprattutto se si considera che si tratta di una malattia curabile ma con cui si deve fare i conti tutta la vita, allo stato attuale delle cose. Credo che questo sia in buona parte da attribuirsi al calo dell’attenzione dei media e delle istituzioni e che, al di là dello stile e della forma, ci sia bisogno di interventi di prevenzione, sensibilizzazione ed educazione sanitaria, cercando di evitare il catastrofismo, con messaggi corretti.
    Enrico Tagliaferri

  5. Mi fa piacere leggere questo articolo che conferma di quello che ho scritto poco fa sulla Malaria, e spero che l’OMS abbia capito dove c’e’ l’errore da correggere che altrimenti passeranno ancora altri anni e si spenderanno ancora altri fondi e ci si trovera’ ancora sullo stesso punto di partenza e a volte anche peggio.
    Dico mette la persona giusta sulla sedia giusta.
    L’OMS deve assumere Clinici e direttori degli Istituti per risolvere i problemi Sanitari(oppure , se i professori clinici non si spostano per non lasciar il posto didattico, consultarli e prendere i loro suggerimenti lasciandoli risolvere i problemi anche da distanza che sapranno a chi mandare per raccogliere i dati e per seguire il proggetto.
    Per amore della salute umana, l’OMS deve far cambiamento.
    Pero’ a chi mi sto rivolgendo(se quello che sta sul vertice e’ ormai uno del Master oppure cosidetto PhD in Public Health e che c’ha portati ai risultati publicati e si ripublicano ancora e cosi via.
    M’ha fatto piacere leggere questo articolo e spero che venga a dar effetto sul ragionamento dei superiori dell’OMS.
    Mi dispiace e ne vedo parecchio di errori nel Mondo cosidetto in via di sviluppo che mai si sviluppera’ in questo modo di organizzare e non mettendo qualificati sui posti meritati.
    Alla prossima.

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